Maggio 3

Gli infedeli. Il peggio in un film

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Esce domani, 4 maggio, nelle sale italiane, Gli infedeli, il film che racconta l’infedeltà maschile attraverso gli occhi di sette registi. Ci siamo già occupati di questo argomento in un precedente editoriale, ma la vista del trailer richiede un’ulteriore presa di posizione.
Qualche giornale ha considerato quest’ultimo troppo breve, perché davvero divertente. Io lo considererei già troppo lungo.
Ancora una volta, nascosto dalle risate e dall’umorismo, passa il più che decifrabile messaggio che fa dell’uomo che tradisce un “maschio”, che piace, simpatico: insomma, una figura vincente.
Si potrà dire quel che si crede, e cioè che è solo un film, che riflette la realtà, che ormai siamo nel terzo millennio, ma la verità è che l’asticella del rispetto dell’individuo sta inesorabilmente crollando verso il basso. Gli infedeli è un film che, seppur con tono ironico e scanzonato, rischia di promuovere la liceità della mancanza di rispetto, quello dovuto reciprocamente dai due partner.


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gli infedeli film


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  1. Il film non mi è piaciuto un po’ per il genere commedia ridanciana a episodi che faceva il verso a certa nostra commedia degli anni sessanta settanta con concerto di scontate battute maschiliste, un po’ per lo scadere di alcune scene esplicite al limite della volgarità (ma l’arte non era anche immaginazione?). La struttura del film, a episodi, ha una sorta di prologo e di epilogo che, riprendendo gli stessi personaggi e la stessa storia, cercano di dare al tutto una certa unità, ma al terzo episodio la noia inizia ad assalire. Pochi gli episodi da salvare perché filmicamente convincenti: lo sketch velocissimo del cane gettato dalla finestra per eliminare il corpo del reato, quello degli “infedeli anonimi” con i giusti tempi e situazioni nel focalizzare le caratteristiche psicologiche dei partecipanti del gruppo e “la domanda”. Quest’ultimo (sarà perché la regista era l’unica donna?) pone un po’ di più l’accento sulle intime ragioni che portano una coppia a tradire sapendo, con l’uso dei primi piani,cogliere l’alternarsi ed il crescendo delle emozioni dei due protagonisti. Trattare un argomento delicato come l’infedeltà non è cosa facile e il film, puntando più sul lato commedia brilla di parecchia grossolanità, ma è anche efficace nel delineare a tutto tondo la desolazione di una certa cultura al maschile alla ricerca di arabe fenici, vuoi per colmare un vuoto interiore, vuoi perché crescere, assumersi delle responsabilità ed onorare gli impegni costa fatica, vuoi perché certe dipendenze al limite della compulsione sono chiari indicatori di un non star tanto bene dentro. Il finale è sconcertante e piuttosto immaginifico, ma forse si voleva calcare la mano su certa complicità al maschile che, piuttosto che aggiustare il tiro della propria vita e recuperare il già seminato, butta tutto alle ortiche e finisce con una scelta ancora più estrema tradendo perfino il machismo che andava professando. Fra delusione e sconcerto, alla resa, il film ha quasi il pregio di fare da deterrente rispetto l’infedeltà e, personalmente, l’ho trovato decisamente “out”.

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