Maggio 12

Quando bere acqua è meglio

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Molte famiglie, facendo la spesa al supermercato, acquistano bevande zuccherate e gassate, magari alla frutta, sì, ma con una quantità tanto esigua da essere davvero poco utile (spesso non superiore al 12 %).
È di questi giorni la proposta del Ministero della Salute di mettere una piccola tassa sulle bevande gassate, un prelievo di 3 centesimi che servirà anche per la diffusione di campagne che promuovano un corretto stile di vita. Chiaramente le aziende – come la Coca-cola – sono contrarie, perché ciò porterebbe a una penalizzazione sul mercato dei loro prodotti.
La presenza di una tassa su una bevanda non propriamente naturale, così di successo perché estremamente zuccherata, gassata e gradevole al palato, non è una conquista, affatto. Far pagare la coca-cola o l’aranciata 3 centesimi in più non servirà, di per sé, a nulla. Forse saranno più utili le campagne di educazione alimentare, ma speriamo più efficaci di quella che dipingeva l’evasore fiscale come un parassita della società, andata recentemente in onda sui canali della RAI, che non so quanti evasori del fisco sia stata in grado di “convertire”.
Il processo di rieducazione alimentare deve partire dal basso. I cittadini che hanno compreso l’utilità del consumo di una bevanda sana – parlo di un bicchiere d’acqua o di una spremuta fresca – dovrebbero essere in prima fila nella promozione di questo comportamento virtuoso e, soprattutto, positivo per il nostro corpo: insegnare nelle scuole a consumare una spremuta d’arancia anziché l’aranciata gassata che c’è in commercio, rimuovere i distributori di bevande gassate – e, già che ci siamo, anche quelli di merendine (!) –, dare sempre il “buon esempio”, bevendo un bicchiere d’acqua a tavola invece che la lattina di coca-cola sono solo alcuni spunti per iniziare a insegnare il cambiamento, rendendolo visibile. L’importante, sempre e comunque, è far capire il motivo che ne sta alla base, cioè un’alimentazione sana, che utilizza le risorse della natura e non prodotti artificiali.

Marco Papasidero


Tags

alimentazione, bere acqua, bevande gassate, Quando bere acqua


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  1. Nel nostro Paese il marketing di prodotti alimentari non salutari è pesantemente presente e mirato – come tutti possiamo scoprire accendendo la TV nelle fasce orarie protette – all’età evolutiva. Questo è ciò che il nostro Governo non affronta con la necessaria decisione, nonché ciò che le evidenze scientifiche sottolineano essere uno dei primi punti sui quali lavorare. Rieducare una popolazione all’acquisto consapevole di alimenti, che favoriscano l’adozione di una dieta e uno stile di vita sani, non passa attraverso l’inserimento di una tassa, almeno non in prima battuta. Una migliore alternativa sarebbe lavorare o contribuire ad abbassare il costo di alimenti sani, nonché tipici della nostra tradizione alimentare. Un esempio per tutti, il pane, che a parere degli esperti dovrebbe essere consumato in discrete quantità ogni giorno, costa in media 4-5 euro al Kg! Per ora, apprezzando il lavoro che i Ministeri dell’Istruzione, della Salute e delle Politiche Agricole svolgono in sinergia nelle scuole italiane per favorire il consumo di frutta e verdura e per portare la comunicazione dei contenuti di base di un corretto stile di vita alle famiglie, rimaniamo in attesa di veder eliminare le incongruenze tra ciò che si predica e ciò che “si permette-trasmette”, poi, nella pratica.

  2. Ancora una volta si dimostra quanto debba cambiare la mentalità, a tutti i livelli: si prendono le scorciatoie, per risultati più immediati e si tralasciano, o peggio, ci disinteressa del vero aspetto dei problemi; e così ormai in tutti i campi. Ma ne verremo mai fuori? L’ottimismo, la speranza, la saldezza potrebbero avere dei limiti!

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