Maggio 19

Concorsi pubblici sì, concorsi pubblici no

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Milena Gabanelli, nella puntata di Report del 15 maggio, su Rai3, ha puntato la sua attenzione sul problema dell’accesso alla Pubblica Amministrazione, in particolare legato ai concorsi pubblici. Ebbene, quello della selezione pubblica è un sistema in vigore perché teoricamente finalizzato a valutare una serie di candidati, tutti posti nelle stesse condizioni di partenza, cercando di estrarne quelli che rappresentano il meglio, l’eccellenza.
Non sempre, però, il concorso è proprio sinonimo di qualità, delle volte per via della non limpida trasparenza.
Ritengo che, nonostante lamentele, denunce, annullamenti, occasionali – o meno occasionali – scandali di raccomandazioni o manomissioni, il concorso pubblico non sia di per sé un male. Il problema, ancora una volta, è chi lo fa. Da un lato, coloro che devono giudicare non sempre riescono – o vogliono! – scansare come la peste le pressioni ricevute dall’esterno. Dall’altro, gli stessi candidati, specie nei grandi concorsi in cui sono numerosissimi, non mantengono sistematicamente un comportamento educato e lontano dalla violazione delle regole (non si copia, su tutte).
Il problema del nostro Paese è, ancora una volta, la mentalità. L’abitudine è ancora troppo spesso quella di non rimboccarsi per bene le maniche, di lamentarsi e di volere il piatto già pronto, il posto fisso a vita, lo stipendio assicurato, uno sforzo minimo. Quindi, prima di tutto – fermo restando che effettivamente si verificano, anche frequentemente, fenomeni di parzialità nei concorsi e nelle gare pubbliche – il cittadino italiano dovrebbe metterci un impegno totale e profondo, studiando in maniera precisa e puntuale, dando sempre il meglio si sé.

Marco Papasidero


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concorsi pubblici, concorsi pubblici truccati, copiare concorsi pubblici


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  1. Il concetto di concorso pubblico per un posto di lavoro,almeno in Italia,(non sò negli altri paesi),è finalizzato alla storica sistemazione a vita.L’impiegato pubblico non conosce problemi tipo cassa integrazione,fallimenti e conseguenti perdite del posto di lavoro,straordinari (veri),presentazione più difficoltosa dei certificati medici,meno asseteismo,più produzione,e orario di lavoro più lungo e spesso più faticoso.(edili,fabbriche in genere,commercio).In poche parole,non c’è omogeneità,per non dire non c’è democrazia.Non mi voglio dilungare sui luoghi comuni,c’è chi fà il suo dovere e chi no,anche nel privato,può succedere.
    Ma,se una persona che viene assunta,in considerazione anche del tipo di lavoro,intellettuale,direttivo,responsabile,impiegato od operaio comuni,ecc.deve essere messo alla prova per un determinato periodo,da tre a sei mesi,e vedere se effettivamente esiste una “resa” per lo stato,considerando che sono i cittadini a pagare lo stipendio,con le proprie tasse,la persona assunta.Ma chi lo decide? E qui si torna in Italia.Quindi aboliamo i concorsi tradizionali,e assumiamo chi veramente vuol fare il suo dovere,come si assumeva una volta,nel privato.Oggi non assume più nessuno,almeno che non sia a nero,o a metà prezzo!Che fine abbiamo fatto!

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