Senegal: democrazia a rischio o modello di una ‘primavera africana’?

L’antitesi col Mali, Stato confinante e politicamente agli antipodi – La sfida del possibile contagio. (Foto: Flickr cc diagne)

Vista da Bamako, Dakar deve sembrare un sogno! La capitale del Mali, infatti, si trova ad affrontare un colpo di Stato proprio nelle stesse ore in cui giungono, da tutto il mondo, congratulazioni alla consolidata e matura democrazia senegalese.
«Così va l’Africa Occidentale: da sempre dominata dall’esemplarità politica del Senegal», ha scritto il parigino Le monde all’indomani  delle elezioni presidenziali nel Paese africano.
Sembra questo, dunque, il destino della patria di Leopold Senghor, primo presidente dell’era postcoloniale, poeta e intellettuale del panafricanismo.
Solo poche settimane fa, alla vigilia del primo turno elettorale per l’elezione del nuovo capo dello Stato, la prospettiva che Abdoulaye Wade succedesse a se stesso per la terza volta, contravvenendo ad un preciso dettato costituzionale, aveva scatenato tumulti di piazza a Dakar, capitale del Paese politicamente più stabile dell’Africa.
Ma il 25 marzo, giorno del ballottaggio, le urne hanno dato un diverso – e clamoroso – verdetto, assegnando la vittoria col 65,80% dei voti al suo avversario Macky Sall. Il risultato sottolinea la maturità democratica dei cittadini senegalesi che hanno dimostrato ancora una volta di non volersi esprimere se non attraverso le urne. «L’intero processo è stato conforme alle leggi elettorali del Paese» afferma soddisfatto il capo della Missione internazionale d’Osservazione Elettorale, Koffi Sama.
Altra nota, sorprendentemente positiva, è la serenità dimostrata dal presidente uscente nell’accettare la sconfitta subita, tanto da essere il primo a congratularsi con l’avversario neoeletto.
Una democrazia, dunque, che garantendo l’alternanza rende ancora più visibile il contrasto politico con il vicino Mali, dove una Giunta al potere, guidata dal capitano, Amadou Sanogo, ha posto fine alla presidenza di Toumani, accusando quest’ultimo di non essere in grado di far fronte ai ribelli Touareg che insanguinano il nord del Paese.
Ma anche il neo-presidente senegalese, passata l’euforia della vittoria, sarà alle prese con le molteplici attese del suo popolo. «Vincere è una cosa, saper governare un’altra» mette in guardia Moustapha Niasse, leader de l’Alliance des forces de progrès.
Abdoulaye Wade consegna nelle mani di Macky Sall un Senegal povero, con un pesante deficit accumulato negli anni e un tasso di disoccupazione giovanile preoccupante.
La speranza è che il cambio al vertice dello Stato, avvenuto nel solco di un avvicendamento democratico, non si pieghi ai venti focosi del vicino deserto orientale, ma porti una leggera brezza di “Primavera africana”.

Giulia Giudici

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