I luoghi dei romanzi che Antonio Tabucchi ha ambientato nella capitale portoghese raccontano di una città ferma nel tempo, appiattita sul Tejo. Echi pessoani e baudelairiani, lontano dalle trasformazioni urbanistiche dell’ultimo ventennio che hanno prodotto una cultura sempre più “europea”. Lorenzo Pini
«Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava». Miradouro da Graça, pomeriggio di settembre.
«Passa un tram, ma non hai voglia di salirci. Preferisci andare a piedi su da quella strada ripida che dal fiume porta al castello…» Any where out of the world.
Interno in Rua da Saudade, mattino d’ottobre. Pereira abitava al numero 22.
«…ci fermavamo al belvedere di Santa Luzia, c’era una pergola spessa di buganvillea, appoggiati al parapetto guardavamo le luci del Tago, Maria do Carmo diceva Lisbon revisited di Álvaro de Campos». Il gioco del rovescio.
«E allora ti incammini per questa città costruita di marmo, passeggi lentamente lungo gli edifici settecenteschi, sono arcate che videro i commerci coloniali, velieri trambusto e albe nebbiose di partenza». Any where out of the world.
Sali e scendi. Tabucchi fa camminare molto i suoi personaggi. Una morfologia accidentata che Lisbona affronta con scalinate ed elevadores.
«Vidi varie porte e ne aprii una a caso. Era un’enorme sala rivestita di pannelli in stile Settecento, con grandi porte a vetri sovrastate da affreschi a forma di mezzaluna. Era una sala da pranzo, una sala monumentale, con le tavole apparecchiate e un immenso parquet di legno lucidato». Casa do Alentejo, ore 19 – Requiem.
«Entri nella piazza deserta, il monumento è impressionante e il cavaliere, alto, sprona il suo cavallo contro la notte. La colpa. Ti siedi sullo zoccolo del monumento, accendi una sigaretta…» Praça do Comercio – Any where out of the world.
Sera di fine ottobre all’Arco di Rua Augusta, Praça do Comercio.
«…si fece portare alla stazione. Nella piazza scese e pensò di prendere qualcosa al British Bar del Cais do Sodré». Ore 16 di un martedì pomeriggio – Sostiene Pereira.
Fazer Horas? Passare il tempo. Un rituale della cultura lisbonese che i personaggi di Tabucchi amano ripetere nei caffè, dove la varietà dei menu offre piatti a tutte le ore.
«Oltre gli archi si apre la piazza che termina nel fiume, l’acqua limacciosa la lambisce, dal pontile si staccano i battelli illuminati che fanno servizio per l’altra sponda, fra poco la fretta degli ultimi passeggeri sarà inghiottita dall’ora serale e resterà solo la notte silenziosa con vaghi passanti attardati». Stazione marittima Terreiro do Paço – Any where out of the world.
Salendo da Cais do Sodré verso Chiado, pomeriggio di ottobre.
«Dalla finestra arrivò il suono di una sirena, forse una nave che entrava in porto, e immediatamente sentii un enorme desiderio di essere uno di quei passeggeri di quella nave, di entrare nel porto di una città sconosciuta che si chiamava Lisbona…» In Alfama – Il gioco del rovescio.
Rua Garrett alle 12 in una domenica di novembre. Un luogo simbolico di incontro tra Pessoa e Tabucchi.
Il clima torrido della Lisbona di Antonio Tabucchi è ogni tanto interrotto da un temporale, e l’aria atlantica si rimpossessa della città.
«Finalmente fuori, nella notte, davanti al giardino fiocamente illuminato del Príncipe Real…». Jardim do Príncipe Real, tramonto grigio dopo molti giorni di sole – Notte mare o distanza.
L’ingresso del Café Orquidea in via Alexandre Herculano. Pereira era solito fermarsi qui prima e dopo il lavoro, a bere limonate e mangiare omelettes alle erbe aromatiche.
19) Alberi di jaracandà nel tratto finale di Rua Rodrigo da Fonseca, sede della redazione del Lisboa dove lavorava Pereira, a un passo dal Café Orquidea.
20) «Passò un taxi lento e Pereira lo fermò con un cenno del braccio». Sulle Mercedes color panna anni Ottanta si svolgono lunghe scene nei racconti di Tabucchi. Largo do Rato, tardo pomeriggio di dicembre.
Cimitero di Prazeres alle 13 di un sabato dicembrino. Qui l’io narrante di Requiem incontra l’amico Tadeus e oltretomba e vita terrena si confondono nel limbo del ricordo
«E allora vieni avanti, disse la voce di Tadeus […]. Il corridoio era al buio, e inciampai in un mucchio di cose che caddero per terra […] libri, un giocattolo di legno di quelli che si comprano nelle fiere, un gallo di Barcelos, la statuetta di un santo…» Vetrina di un antiquario in Rua Augusto Rosa – Requiem.
«… una frase perduta in questo vasto mondo pieno di frasi e di oggetti e di volti, in una grande città come questa, con le sue piazze, e la metropolitana, e la gente che cammina frettolosa uscendo dagli impieghi». Metro Cais do Sodré, ore 18 – Any where out of the world.
Questo giardino è una delizia, persino in un giorno come questo è fresco, hanno fatto molto bene ad aprire un caffè qui, questo museo aveva proprio bisogno di un caffè…» Giardino del Museo di Arte Antica – Requiem.
«Voilà un paysage selon ton goût; un paysage fait avec la lumière et le minéral, et le liquid pour les rèfléchir!». Il fiume Tejo a mezzogiorno – Any where out of the world.
«Chi me l’ha fatto fare di accettare questo incontro qui sul molo?» Il porto di Alcantara è teatro dell’incontro con Pessoa, nella scena finale di Requiem. Un luogo simbolico della doppia identità di Lisbona, città-limite tra terra e oceano, da sempre indecisa se partire o restare.