Passeggiando tra le vie e tra i monumenti di una città, Verona, costruita su fondamenta di storia e cultura secolare, si scorge molto più di quanto non si noti a prima vista. Ci sono animali, veri, di pietra, di marmo, di bronzo, ovunque. La fauna sarà colei che farà da guida attraverso le meraviglie antiche di civiltà illustri e scomparse.
Lo strano cane. Se, come scrive Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce, il Veneto, visto dalla prospettiva di una cartina geografica è sicuramente un cagnolino e Verona è la città degli animali. Il perché si scopre cominciando a percorrere le vie più o meno strette che si intersecano perpendicolari. C’è chi la definisce una grossa scacchiera, questa pianta romana; per me è un sito che può essere interpretato attraverso punti di vista particolari.
Punti di vista. Verona è famosa per gli scritti che la citano e le leggende che la fanno arrossire. E per i suoi animali che, nonostante spesso passino inosservati o soggiogati da punti di interesse più evidenti, rimangono comunque centrali per la comprensione della vita e della struttura di una società che ha radici molto antiche.
Segnali di pietra. I marciapiedi, in città, sono allegre composizioni di pietra e fossili di conchiglie; si potrebbe camminare saltellando da una conchiglia all’altra, tutte rese lisce dall’usura del camminare degli abitanti. A volte si pestano senza accorgersene, a volte è invece bello fermarsi e osservare i reperti di un’era preistorica in cui ovunque, in questi luoghi, padroneggiava il mare.
Narici di bronzo. È il cavallo l’oggetto di interesse di una statua in onore di Vittorio Emanuele II. Al centro dei giardini di piazza Bra, tra fronde verdi e sampietrini polverosi, il cavallo, indomito, rimane in bilico tra terra e cielo.
Leone “marino”. Il leone di pietra alato svetta a ricordare la sovranità di Venezia in un territorio di pianura; fiero e immobile, dal suo piedistallo, continuerà a fare la guardia e a controllare impassibile.
Curiosità di murano. Gli animali più strani e colorati si affacciano ansiosi dai tavoli di una bancarella. Una volta le erbe, le spezie e il cibo erano i prodotti principe dell’antico mercato. Ora rimangono oggetti dal cuore di vetro e ceramica.
Vecchia poesia. Né marinai né pirati. Nessun pappagallo o scimmia esotica sulle spalle a tenere compagnia a Berto Barbarani. Un poeta, con il suo bastone dietro la schiena, guarda con lo stesso occhio con cui ha scritto la città che gli ha dato le parole. Il piccione, seppur privo di doti di scriba, lo imita fiducioso.
Piccioni e piccioncini. È detta la città dell’amore e, a causa o grazie a questo nomignolo, ogni oggetto assume un’aurea romantica. Ci sono cuori rossi ovunque e languidi sospiri mentre si tocca il seno destro di una Giulietta di bronzo. E i piccioni, a coppie, se ne stanno in disparte, a tubare nei loro bui ma suggestivi condomini.
Cetacei cittadini. L’arco della Costa fa da tramite tra piazza delle Erbe e piazza dei Signori; tante sono le persone che l’attraversano senza alzare lo sguardo. Un’enorme costola di balena pende sulle teste della gente forse come monito o forse come mera decorazione che fu.
Pietre di ferro. “I piccioni qui non si poseranno mai” sembrano gridare le pareti di Sant’Anastasia che, come spauracchio contro l’infestazione dei volatili, si è attrezzata di pericolose punte ferree e letali.
Ospite gradito. Sono ormai molti anni che puntualmente, all’apertura della stagione teatrale estiva, un grosso gatto bianco e nero si presenta sulle scalinate di pietra del Teatro Romano e si gode, tra coccole e fusa, tutti gli spettacoli, gratuitamente.
Di guardia. Due grifoni di pietra proteggono l’entrata al Duomo fresco di restauro e guardano l’orizzonte, minacciosi, senza degnare di uno sguardo i visitatori che si avvicinano armati solo di macchine fotografiche.
Sfilata cavalli. Uno dei maggiori eventi della città è Fieracavalli, la manifestazione equina annuale che ha luogo all’inizio del mese di novembre e che attira migliaia di visitatori all’anno.
Hostaria. Il viaggio attraverso Verona finisce davanti a una saracinesca abbassata di una delle tante osterie tipiche che riempiono di odori prelibati le vie storte e scure della zona del Duomo. Nomi suggestivi e pittoreschi con insegne scritte a mano o dipinte, pochi tavolini di legno con tovaglie colorate e mensole di legno piene di vini di ogni tipo.