Racconti sotto l’albero con Charles Dickens: Canto di Natale

Le festività natalizie e di inizio anno volgono al termine. Salutiamo Babbo Natale, renne ed elfi con uno dei racconti più celebri sotto l’albero, tra decorazioni a tema e buoni sentimenti: Canto di Natale. Un canto per farci riflettere su che tipo di persone vogliamo essere, a Natale e ogni giorno.

Charles Dickens, Canto di Natale, Bur 2010

Charles Dickens ne è l’autore. A Christmas Carol (1843), il titolo originale. In Italia lo conosciamo come Canto di Natale, ma anche come Cantico di Natale o Ballata di Natale. Molti di noi ne avranno visto un qualche adattamento cinematografico o televisivo: ogni anno, la storia di Dickens, rivisitata in un modo o nell’altro, torna a farci compagnia parlando di buoni sentimenti come solo lo scrittore inglese ottocentesco sapeva fare. Con una semplicità disarmante ma mai banale. Il primo film risale al 1911 ed era muto, quello probabilmente più celebre è S.O.S. fantasmi (1988) con Bill Murray.
Ebenezer Scrooge è un ricco finanziere londinese avido, acido e privo di sentimenti. Disprezza non solo il Natale, ma tutto quanto possa portare anche un solo pizzico di felicità alle persone. Per intenderci: rimprovera a Dio il riposo domenicale in quanto lo considera un bastone fra le ruote della macchina economica e del guadagno. Questo è il protagonista della storia, o meglio lo è il suo viaggio di redenzione diviso in cinque atti: la presentazione di Scrooge (il cui nome è entrato nel linguaggio inglese per indicare una persona misantropa e avara); l’arrivo dei tre Spiriti del Natale: passato; presente; futuro; il ravvedimento del ricco finanziere e quindi la redenzione finale. Ma chi sono questi tre “spiriti” che hanno fatto il successo della penna dickensiana e tanto hanno stuzzicato la fantasia di scrittori, sceneggiatori, registi, fumettisti nel corso degli anni? Sono tre fantasmi che spingono Ebenezer Scrooge a riflettere su tutta la sua vita – a partire dall’infanzia – per capire che tipo di uomo è, quali sono le conseguenze delle sue scelte e che persona vuole veramente essere. In un certo senso, sono la voce della sua coscienza.
Così, con lo Spirito del Natale passato, Ebenezer si rivede bambino e ragazzo, riportando a galla i momenti di tristezza e solitudine, ma anche quelli di felicità e gioia. Vede, per esempio, il ricco e buono Fezziwig (il suo mentore) e la giovane Belle (di cui si innamora ma che, diventato ricco, abbandona disprezzandone la povertà). Qualche segno, qualche reazione sul suo volto, ma tutto scompare subito. Il passato è passato. Con lo Spirito del Natale presente, il “viaggiatore in cerca (senza saperlo) di redenzione” osserva diverse persone festeggiare: malattia e povertà cedono il passo al piacere di stare insieme, alla forza dell’amore e del sostegno reciproco… tutte cose che lui ha smesso di conoscere ancora molto giovane. La sua unica compagnia è il denaro, che tiene lì accanto senza volerlo spendere. Il Fantasma del futuro è il colpo decisivo per Scrooge, messo davanti alla cruda realtà: ossessionato dal suo intoccabile, quasi sacro patrimonio, è diventato un uomo solo, avido, odiato (o deriso) da tutti. E come lo scopre? Nel peggiore dei modi: dalla reazione delle persone alla sua morte.
La storia prosegue con quel tocco natalizio immancabile e poetico: pentimento completo, rinascita spirituale, amore per il prossimo. Quello che ai lettori di Canto di Natale rimane da chiedersi è: abbiamo davvero bisogno di tre fantasmi o di sbattere il naso contro la morte per capire che persone essere? Per comprendere dove sbagliamo e come migliorare? O forse, approfittando dell’esperienza dell’avido Scrooge – nonché della potente penna creativa e al contempo scrutatrice dell’animo umano di Dickens –, possiamo imparare ad osservare noi stessi, cercando di dare un vero significato a parole come carità, riconoscenza e affetto, senza ridurci – come il ricco Ebenezer Scrooge – ad attendere un intervento spettrale e quindi una rivelazione caduta dall’alto. Senza dimenticare, naturalmente, la parola più importante del romanzo: Natale. Il Canto di Natale è, in ultima analisi, una musica di redenzione che dovrebbe accompagnarci ogni giorno.

Silvia Blakely

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