Marzo 19

Partire o restare? Il quesito più difficile per i giovani italiani di oggi

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Italy love it or leave it è la storia di due ragazzi italiani che devono decidere se restare in Italia o lasciarla per sempre. L’intervista a due giovani siciliani, Fabrizio Garufi e Marco Pavone, è una testimonianza diretta di come si possano scegliere entrambe le vie, con ottimi risultati. (Foto: Flickr cc larskflem)

Partire o restare? Questo il dilemma che si pongono moltissimi giovani italiani di oggi. Si tratta in entrambi i casi di una scelta coraggiosa e difficile da prendere, che comporta sacrifici e sofferenza. Il delizioso docufilm di Luca Ragazzi e Gustav Hofer, Italy love it or leave it, indaga questo problema attualissimo e pieno di sfaccettature. Due ragazzi che vivono a Roma, dopo essere stati sfrattati, decidono di fare un giro per l’Italia per capire se vale la pena restare o se è meglio partire e costruirsi un futuro altrove.
Fabrizio Garufi e Marco Pavone sono un po’ come Luca e Gustav. Entrambi siciliani, dopo la laurea si sono trovati a dover scegliere se restare in Italia o andare via.
Fabrizio è uno che ha scelto di restare e di lottare per il suo territorio, ottenendo risultati e soddisfazioni. Con una laurea in ingegneria elettronica ha fondato, con altri due colleghi, TechLab Works, «un centro di sviluppo soluzioni hardware e software» che ha sede nella provincia di Catania e propone ai suoi utenti strumenti tecnologici all’avanguardia per gestire il proprio lavoro. Se gli chiedi cosa lo ha spinto a rimanere in Italia risponde: «in realtà non c’è nulla che mi spinga ad andare all’estero se non da turista. Credo che andare fuori, o cercar lavoro altrove debba essere una scelta e non una necessità. Magari c’è chi nasce con il sogno di lavorare al CERN o al MIT e allora lotta per quel sogno. Dalle nostre parti il sogno è diventato necessità, e la via più facile paradossalmente diventa quella di prendere le valigie. Nessuno rischia il fallimento e nessuno si sporca le mani. E intanto i nostri servizi, le nostre infrastrutture, le nostre aziende rendono sempre meno e costano sempre di più. Il nostro territorio può ancora produrre eccellenza e dire agli altri “Imparate da noi!”».
Marco Pavone ha cominciato anche lui con una laurea in ingegneria informatica e dopo un dottorato e un post dottorato al MIT, a soli trent’anni, è Assistant Professor di ingegneria aerospaziale presso la Stanford University. Marco ha scelto l’America perché il suo sogno era lavorare per la NASA, obiettivo che è riuscito pienamente a realizzare.
Dell’America dice: «negli USA, se uno ha voglia di fare, i risultati arrivano molto velocemente e senza dover essere sotto l’ala protettrice di nessuno, a qualsiasi età, sia a 18 come a 70 anni. La mia filosofia è la seguente: da 0 a 20 anni l’Europa è il posto migliore, da 20 ai 50 anni gli USA sono il posto migliore, dai 50 anni in poi l’Europa è di nuovo il posto migliore. In altre parole, secondo me, gli USA sono un Paese per giovani, mentre l’Europa è un ottimo Paese per i bambini e per gli anziani».
Sia Fabrizio che Marco concordano nel definire lo stile di vita italiano uno dei migliori al mondo. Ma entrambi sottolineano le difficoltà che si incontrano nel nostro Paese quando si tratta di fondare una nuova impresa o di fare carriera nel mondo universitario.
A riguardo Fabrizio afferma: «il sistema Italia, in quanto sistema a favore della sostenibilità, del lavoro e dello sviluppo, presenta delle falle enormi. Dal sistema di erogazione dei fondi alla loro gestione, dalla politica di investimenti alla realizzazione delle opere, spesso tutto è in mano al potere politico che non pesca nella meritocrazia ed intorbidisce il Paese».
Se, invece, chiedi a Marco quali sono le differenze tra l’università italiana e quella americana, risponde: «L’università italiana ha un livello abbastanza uniforme, mentre quella americana ha Stanford e MIT, così come delle università pessime. Confrontando le top universities americane con l’università italiana, secondo me i principali vantaggi sono: assenza di nepotismo; possibilità di internships nelle principali aziende a partire dal primo anno; maggiore stimolo all’imprenditorialità; molto più rispetto per gli studenti; professori sempre preparati, ben organizzati e disponibili».
Dunque, partire o restare? Anche riproponendo il quesito dopo le riflessioni appena fatte, appare chiaro che non esiste una risposta giusta o sbagliata.
La decisione finale dei protagonisti di Italy love it or leave it, ad esempio, è determinata dall’incontro con persone fortemente combattive, oneste, che con il loro esempio di vita sono testimonianza di un’Italia diversa, che crede nel cambiamento e nel riscatto. Le esperienze e il percorso del singolo spingono a soluzioni differenti ed estremamente soggettive. Fabrizio e Marco sono esempio di come, impegnandosi e credendoci, è possibile riuscire e realizzare i propri sogni, in Italia come all’estero.
Concludiamo, quindi, con il loro consiglio per i giovani che si trovano di fronte al bivio: partire o restare?
F.: «Fate quello che vi piace e fatelo ovunque, non importa il luogo. Importate voi e la vostra squadra!».
M.: «Provate prima a vedere se in Italia c’è spazio per realizzare le vostre aspirazioni lavorative e poi, in caso negativo, non esitate a partire: si fa sempre in tempo a tornare indietro!».

Silvana Calcagno


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emigrazione giovanile, impresa italiana, Italy love it or leave it, partire o restare, università italiana


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  1. Sono d’accordo con te. Purtroppo la situazione per i giovani italiani, sia nel mondo del lavoro che in quello universitario, non è per nulla positiva. Capita spesso che il merito (parola il più delle volte abusata) non venga assolutamente considerato. Chi ha i soldi e il potere continua a tenerli per sè, a proteggere i propri privilegi con estrema cura. Credo anche, però, che qualcosa si stia muovendo, che la stanchezza e la frustrazione stiano cominciando a smuovere un po’ le acque. Di frequente presentano noi giovani come una generazione di comodisti e mammoni, invece conosco tantissimi ragazzi che si rimboccano le maniche ogni giorno per costruirsi un futuro. I due ragazzi dell’intervista ne sono esempio. Spero che chi decide di partire lo faccia con l’obiettivo, o perlomeno la speranza, di tornare per investire su un Paese che merita i nostri sacrifici.

    Grazie mille per il commento. Sono felice che l’articolo ti sia piaciuto! 🙂

  2. Ottimo articolo, condivido appieno la reale drammatica realta’ , vissuta da molti giovani Italiani . Il problema purtroppo ha diverse sfaccettature , in realta’ non c’e’ spesso un lieto fine. In realta’ la maggior parte di questo disagio e’ sentito da persone che non hanno conseguito una Laurea per motivi economici, che a 35 anni sono troppo vecchi per studiare e troppo costosi da assumere. In Italia le statistiche parlano chiaro, i bandi di concorso per posti di lavoro, anche quelli per figure meno importanti, sono incredibilmente frequentati anche se si presentano 1000 persone ad un bando regionale per l’assegnazione di 1 misero posto di lavoro come segretaria\o d’ufficio presso i vigili del fuoco. Questa e’ cronaca, e’ avvenuto a Modena, io ero presente, i criteri di scelta sono assurdi, l’ufficio di collocamento quel giorno e’ stato preso in ‘assedio’ da ben 1000 disoccupati con regolare domanda di partecipazione al concorso di selezione, provenienti da tutt’ Italia,il 60% erano ragazzi dai 33 ai 39 anni , costretti a vivere con la propria famiglia perche’ ‘la’ fuori’ da solo non ce la fai, la fuori nessuno ti assume anche se mandi 30 curriculum al giorno. Ben consapevoli che solo 1 avrebbe ottenuto il posto, ma solidali, rassegnati, in quel momento uniti, un attimo di condivisione del reale stato d’animo comune a milioni di persone, non una statistica in tv o un telegiornale ‘sezionato’ , ma un attimo di vita reale che si ripete e si ripete all’infinito di continuo negli ultimi anni in tutta Italia. La drammatica realta’ e’ ancora piu’ cupa di quello che sembra? Bella la storia in stile Americano, – parto, e mi realizzo da solo – Ma realmente parlando, quanti ci riescono? Sono 12 milioni i disoccupati, non tutti Laureati e non tutti ‘giovani’ , si perche’ il mercato del lavoro , ti considera gia’ vecchio per l’assunzione a 35 anni. Si parla di scelta coraggiosa, indubbiamente, ma senza risorse economiche, chi intraprende un viaggio di questo tipo? Le riforme sul lavoro sono una triste manipolazione, chi ne fa le spese milioni di Italiani…. riusciremo a risistemare le cose? si forse con un viaggio, ma verso la meta giusta….. forse facendo un’approfondita introspezione individuale per capire cosa e come puo’ ridare ossigeno, linfa alla vita che ora si mantiene sopita e piena di interrogativi , nelle menti degli Italiani. Ciao e Complimenti per l’articolo

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