È incredibile, quanto facile, perdersi nelle magiche atmosfere del Marocco, un Paese che ti rapisce l’anima con i suoi abitanti e con luoghi di un altro mondo. Ma è tra i colori, i suoni e gli odori di spezie dei mercati, i suk – in lingua araba –, che si fa il vero tuffo nel passato. Daniele Pistoni
Arrivando in Marocco è impossibile non rimanere affascinati dai suoi castelli di sabbia e dai suoi minareti, come qui a Rissani, antico baluardo reale prima del deserto del Sahara.
Osservando dall’alto di un tetto l’antica città imperiale di Fès, dominata dai monti dell’Atlante, è impensabile immaginare la vita brulicante dei suoi labirintici vicoli.
Vicoli all’interno dei quali il Marocco nasconde meraviglie, come le vasche per la concia delle pelli che dall’alto ci appaiono come la disordinata tavolozza di un pittore naif.
Tra le pensiline e le coperture di legno intarsiate, il brulicare delle persone alimenta la vita degli affollati suk millenari.
All’interno delle piccole botteghe artigiane sopravvivono antichi mestieri, ed è ancora possibile vedere all’opera le maestranze che danno vita a opere di assoluto valore.
Botteghe dove le preziose ceramiche vengono ancora dipinte manualmente con pitture naturali prima di essere messe nei forni alimentati dal legno dei cedri dell’Atlante.
Padelle, pentole e paioli vengono battuti a mano davanti alla strada in una miscela di suoni che si confondono con il brusio della gente e rendono l’artigiano parte attiva della vita quotidiana.
Una quotidianità che non può che prescindere dalle profonde radici islamiche, dove la donna e la tradizione si fondono non solo nella fede religiosa…
…ma anche e soprattutto nella tessitura di antiche trame, che fin da bambine portano a mente, su preziosissimi tappeti kilim e persiani che filo su filo e nodo dopo nodo andranno a comporre.
Il famoso “cuoio marocchino”, conciato nell’olezzo delle vasche, può prendere molte forme, tra queste è impossibile non rimanere incantati davanti a intere rastrelliere di variopinte babbucce.
Il suk di Marrakech è più spazioso, ma non meno affascinante e avvolgente, forse anche per questo è qui che si raggiunge l’apice dell’emozione in una fusione di modernità e storia.
I venditori di artigianato si mescolano a quelli di prelibatezze e di generi di uso quotidiano, facendomi cogliere come il suk oltre che marketing sia anche vita…
…di come sia anche e soprattutto fatto di rapporti umani, di persone che nel mercato si incontrano, si raccontano e si scambiano le loro vite.
Nella disposizione per tipologie di merci, con cui sono organizzati i suk, può capitare di imbattersi in angoli di assoluta e casuale arte. Come queste matasse di lana appese in quello dei tintori,
oppure come le perfette piramidi fatte con i caldi colori delle spezie, immancabile ingrediente della saporita cucina del Maghreb.
Quando scende la sera, è impossibile non essere attratti dalle nenie che si sprigionano nella famosa piazza Djema’el’fna, dove maghi, incantatori e saltimbanchi si danno appuntamento da sempre.
Antica e nobile, ammaliatrice, sensuale e inafferrabile, si impadronisce dell’anima, incantando i sensi col suo veleno. Qui, nel crepuscolo della mistica piazza, scompare il senso del tempo e dello spazio.