“Lista Outing”: paladini contro l’omofobia?

Alcuni blogger misteriosi hanno pubblicato una lista di dieci personaggi politici che sarebbero omosessuali, come forma di denuncia verso il loro atteggiamento di tutela esclusiva della famiglia tradizionale. Svariate sono le reazioni dell’opinione pubblica. Intanto è caccia ai responsabili.

Da un blog, postato oltre oceano, arriva una denuncia diffamatoria contro alcuni politici di centrodestra, favorevoli alla famiglia tradizionale e contrari alle unioni civili delle coppie di fatto. La pubblicazione della cosiddetta “Lista Outing” è solo l’inizio della battaglia digitale di “smascheramento dell’omofobia”, tanto da essere considerata la prima grande operazione di “web-outing” mai avvenuta in Italia (all’estero è ormai pratica diffusa). Già da tempo era giunta voce di questa lista. Gli stessi blogger di listaouting.wordpress.com l’avevano annunciata per fine settembre. E così è stato. Questi dieci sarebbero solo i primi nomi di una denuncia che non guarderà in faccia a nessuno, pur di raggiungere il suo scopo. L’accusa è contro quei personaggi pubblici, tra cui ministri, portavoce, parlamentari e, persino un governatore regionale, che sarebbero omosessuali, ma che si nasconderebbero dietro a finti valori. «Abbiamo deciso — hanno scritto i blogger poco prima della pubblicazione della lista — di iniziare con questi primi dieci nomi per far comprendere chiaramente come nel Parlamento italiano viga la regola dell’ipocrisia e della discriminazione».

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Dal momento che si tratta di un vero e proprio atto diffamatorio, la procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale contro ignoti per trattamento illecito di dati personali. Al momento, il processo è stato aperto d’ufficio, ma probabilmente arriveranno presto le denunce per diffamazione dalle parti in causa. Intanto, è iniziata la caccia ai colpevoli. La polizia postale è stata, infatti, incaricata di risalire ai responsabili, un’operazione resa ancora più complessa dal lungo iter delle rogatorie internazionali, visto che la lista sarebbe stata postata oltreoceano.
In questo contesto, il presidente di Equality Italia, Aurelio Mancuso, è considerato l’ispiratore morale dell’iniziativa. Infatti, il 19 luglio, in occasione della mancata approvazione del governo della legge contro l’omofobia, aveva promesso: «Smaschereremo tutti quegli omosessuali invisibili, politici, preti, uomini e donne di potere, che per nascondersi si accaniscono pubblicamente contro le libertà e i diritti delle persone omosessuali». Che si sia appoggiato a qualche sito di gay indipendenti come aveva fatto intendere? Tuttavia, rispetto alla pubblicazione e al rapporto con questi blogger misteriosi, Mancuso ha preso le distanze: «Non so chi siano, mi hanno contattato via e-mail».
Le polemiche non sono mancate e non hanno risparmiato nemmeno la comunità Lgtb. Ad esempio, il presidente di Arcigay, Paolo Patané, ha duramente condannato una tale pubblicazione e ne ha preso le distanze, considerandola «una pagina da operetta».
Anche il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, è intervenuta bollando la lista come «una bufala cinica e violenta». Dal canto loro, i diretti interessati hanno reagito chi con ironia, come ad esempio Massimo Baccini e Mario Corsaro, chi con severità, come il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, che ha liquidato il caso bollandolo come frutto di: «fantasie malate di personaggi inqualificabili». Dopo la politica, la corsa al “web outing gay” non mancherà di scuotere e travolgere anche la Chiesa. I blogger hanno, infatti, annunciato che presto pubblicheranno sul web una nuova lista gay, questa volta, però, di sacerdoti.

Erika Elleri

Foto: http://listaouting.wordpress.com/

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