Un piccolo assaggio dei soggetti inusuali che si incontrano nelle vie di una città stravagante e piena di sorprese. Katia Bonini
La capitale tedesca e dell’arte contemporanea attrae gli sguardi a causa non solo dei suoi monumenti, ma soprattutto per le sue stranezze. Ci sono contraddizioni ad ogni angolo, curiosità inesplorate, cantieri in fibrillante opera. Berlino è in fremente costruzione e in divertente sviluppo
Una mongolfiera in città! Vicino a CheckPoint Charlie si innalza questo anacronistico e suggestivo mezzo di trasporto. Legato a un filo, come un palloncino a elio, per evitare che voli via, lontano.
C’è una strada per tutti! Se questa non si chiama tolleranza… vicino al marciapiede, mentre in mezzo circolano auto veloci, i ciclisti possono scegliere? Che tipo sei? Lepre o tartaruga? Una grafica semplice e accattivante che non ha bisogno di ulteriori chiarimenti.
Il muro che divideva Berlino in due parti è diventato, da atroce incubo, uno dei luoghi più visitati e scattati dell’intera città. Graffiti da tutto il mondo, opere umoristiche e storiche, colori brillanti, come per esorcizzare un passato rimasto troppo a lungo velato di nero.
Tacheles rimane ancor oggi uno dei simboli, seppur, ahimè, divenuti cartolina, dell’arte controcorrente. Un intero edificio dove artisti espongono e intrattengono relazioni commerciali tra turisti estasiati da tanta stranezza e muri zeppi di tag, di simboli, di idee, di pensieri e, soprattutto, di colori totalmente fuori controllo.
Dalla metropolitana esce un’accozzaglia di rumori mescolati a diverse identità. Davanti agli occhi dei passeggeri, oltre ai numerosi graffiti, che sono i veri padroni della città, si para davanti un curioso palo giallo pieno di bottoni freddi e incomprensibili. Microfoni, segnali, frecce, piccoli cursori.
Un edificio appare sullo sfondo: è reale o è una gigantesca opera di Malevich?
Sulle rive della Sprea, poco lontano dal furente Reichstag, sorgono dei tendoni bianchi. Sembrano completamente fuori luogo. Salomè è un teatro, un ristorante, un bar o, più semplicemente, un miraggio da mille e una notte in terra straniera?
Ci si può aspettare di tutto. I soffitti si rivoltano alle convenzioni e divengono prati verdeggianti, dove mucche Milka dallo spirito disco anni Ottanta si fanno beffa della gravità e si nutrono di girasoli e foglie sintetiche.
Il Duomo sembra sorgere dalla desolazione della terra rivoltata e dissodata. Le ruspe di notte si nascondono e lasciano spazio al nulla. La grande chiesa rimane sola e sovrasta palazzi molto più bassi e tozzi di lei.
La torre di Alexander Platz è qualcosa che nessuno si potrà mai scordare. Sembra impossibile ma riesce a essere un riferimento più pratico della stella polare: sbuca da ogni spazio vuoto, fa capolino da palazzi lontanissimi, fa da sfondo alle albe e ai tramonti. Con quella palla che la fa assomigliare a un essere secco secco e con la testa grottescamente gigante, è uno dei simboli della città.
Per la strada ci si può imbattere in qualsiasi oggetto: ecco spuntare una vecchia pompa per l’acqua, di quelle antiche, da fattoria. Purtroppo non funziona più e resta placida, immobile, a sorvegliare il progresso che avanza, che scorre, ma che non cancella.
In giro per la città si trovano percorsi di tubi colorati. Un nuovo monumento? Dei percorsi divertenti per aiutare i turisti a orientarsi tra le intricate viuzze e strade? Niente di tutto ciò: sono lavori in corso. Eppure mettono allegria: è quasi un peccato pensare che tra pochi giorni, o mesi, non ci saranno più.