Nomini Cuba e tutti subito pensano alla Salsa, alle donne e all’odore dei sigari e del Rhum, ma l’Isola Grande, come la chiamano nei Caraibi, è anche natura incontaminata e selvaggia. Dai cayos non ancora presi di mira dal turismo di massa, situati a pochi chilometri dalla costa, alle foreste impenetrabili della sierra, l’isola mostra il meglio di una natura che, a differenza del Paese, sembra non aver risentito delle restrizioni economiche causate dal crollo del blocco comunista. Daniele Pistoni
Mi accorgo subito che l’inverno cubano è decisamente diverso dal nostro.
La strada che ci porta verso Viñales, il luogo dove viene coltivato il miglior tabacco del mondo, è selvaggia e deserta.
Ad accoglierci troviamo i Mogotes, curiose formazioni carsiche erose da millenni di pioggia e vento.
Nel Bohio, costruzione di paglia e legno che con il calore del sole si trasforma in un essiccatoio, viene messo il tabacco appena raccolto.
Passeggiando per la campagna non è raro trovare una scrofa libera che allatta i suoi piccoli.
La cornice nei dintorni di Viñales può sembrare monotona, ma osservare le piccole pianticelle destinate a diventare i più famosi sigari del mondo è quanto meno emozionante.
Nel giardino botanico privato di Viñales un’anziana signora cura centinaia di piante, tra cui magnifiche orchidee.
A pochi chilometri da Viñales, con le sue concrezioni calcaree nascoste dal buio, troviamo anche la Cueva dell’Indio, la terza grotta per grandezza di tutta l’America Latina.
Spostandoci verso il centro del Paese troviamo alcuni resort per turisti immersi nel verde .
A pochi chilometri da Trinidad eccoci nell’impenetrabile sierra dell’Escambray.
Una foresta ricca di vegetazione bassa e di Palme Reali, albero simbolo di Cuba.
Il percorso all’interno della foresta dell’Escambray, percorribile a piedi senza particolare preparazione, ci porta nel suo cuore, dove si nascosero i guerriglieri prima dell’attacco finale a Santa Clara.
Osserviamo piccoli funghi su di un albero abbattuto.
Il percorso giunge a una piccola cascata d’acqua che ora è in secca essendo nella stagione invernale.
Le acque si gettano in una piccola piscina d’acqua dolce dov’è possibile fare il bagno.
Ci rechiamo nell’arcipelago de Camaguey per provare l’ultima invenzione di Fidel Castro, strade artificiali che si inoltrano nel mare per decine di chilometri e collegano le isole alla terra ferma.
Finalmente sull’isola ci spingiamo nella natura estrema e selvaggia verso una spiaggia ancora incontaminata.
Eccoci finalmente nella Playa Perla Blanca: non si direbbe, ma la Florida, americana e imperialista, dista solo pochi chilometri da qui.