La street art è oggi una cultura meno inaccessibile; tra gli autori notturni qualcuno si svela alla luce del giorno e prende posizione contro chi ne fa un uso vandalico. Un esperto ci guida in questo riavvicinamento all’opinione pubblica. Davide Lepore
Le opere degli street artist nascono di notte, al buio, e all’alba del giorno dopo sono già parte integrante del paesaggio urbano.
Fenomeno che esiste da più di trent’anni, questo è da sempre un mondo nascosto, con le proprie regole, numerosi stili, interpretazioni e influenze che derivano da diverse fonti artistiche.
Ormai i graffiti hanno raggiunto ogni angolo del pianeta, ma più di tutti sono i luoghi di difficile accesso, tanto quanto quelli più tristi e spogli a fare da sfondo alle opere degli street artist.
Nata dalla voglia di imporre la propria presenza sul territorio urbano, dalle semplici firme, o tag, si è passati a vere rappresentazioni artistiche, spesso di notevoli dimensioni.
È infatti con lo scopo di sfuggire alla sempre più asfissiante cementificazione del tessuto urbano che di notte questi artisti invadono le stazioni, i vicoli e i quartieri più spogli armati di bombolette spray, squarciando con esplosioni di colore il grigiore cittadino.
Molto spesso è l’evoluzione del proprio tag, trasformato in insiemi di forme e figure incomprensibili, a fare da decorazione, ancora una volta per imporre una sorta di marchio sul territorio.
Molti di loro si riuniscono in gruppi, o crew, non necessariamente di soli graffitari, ma comunque di figure appartenenti alla cultura hip-hop; spesso giovanissimi, sebbene di grande talento.
Tuttavia, da quando il fenomeno esiste, gli street artist sono stati oggetto di accesi dibattiti sulla natura delle loro opere, spesso additate come atti di vandalismo.
Sebbene, infatti, i graffiti si concentrino in aree piuttosto degradate, è spesso accaduto che questi atti riguardassero monumenti e beni pubblici, finendo per allontanare ancora di più l’opinione pubblica dal fenomeno.
In riferimento a questi argomenti, ho incontrato uno dei più grandi street artist del mezzogiorno, il napoletano Raffo.
Con un’ottima preparazione alle spalle ottenuta laureandosi col massimo dei voti all’Accademia delle Belle Arti, Raffo annovera una notevole carriera nel mondo dei graffiti, nonché una ben precisa filosofia in merito all’argomento
Si ritiene, infatti, uno street artist che opera alla luce del giorno. «La nostra arte», afferma, «è troppo poco comprensibile per il pubblico che non fa parte di questa cultura. La mia intenzione è di renderla quanto più facilmente accessibile a tutti.»
Raffo critica duramente chi pratica quest’arte sui beni pubblici; «se vogliamo essere considerati dei veri artisti dobbiamo prima di tutto aver rispetto per l’arte. Imbrattare un monumento non ha senso.»
Le opere di questo artista lo hanno reso celebre anche all’estero e, nel momento in cui si è avvicinato ai temi sociali, soprattutto nel periodo dell’emergenza rifiuti in Campania, ha ulteriormente contribuito all’avvicinarsi del pubblico a questa cultura.
Molto simpatiche e significative, infatti, le sue interpretazioni delle reazioni di personaggi di fantasia…
…o del mondo dell’arte alla sfiorata catastrofe ambientale nella sua regione.
Raffo conclude dicendo che la vera aspirazione di un “writer” deve essere la diffusione della bellezza nella sterilità del paesaggio urbano, al di là di una mera affermazione di se stessi.