Tra le splendide colonne dei templi di Paestum sembra di sentire la potenza degli dei in attesa; sotto queste pietre riposano, ormai, miti destinati all’eternità. Davide Lepore
Poseidonia per i Greci, Paistom sotto i Lucani e infine Paestum con i Romani: inizia il mio viaggio nella città dei templi.
Fondata nel 600 a.C., venne abbandonata nel IX secolo perché ricoperta dalle paludi del fiume Sele, portatrici di malattie mortali come la malaria.
Dopo 900 anni di oblio, le prime rovine vennero riportate alla luce nel XVIII secolo, rivelando l’antico splendore di questa città.
Imponenti mura di origine greca ne delimitavano il perimetro; lunghe quasi cinque chilometri, erano circondate da un fossato colmo d’acqua ed erano interrotte da quattro porte.
Passo tra rovine irriconoscibili, resti dell’antica Via Sacra, lunga dodici chilometri, che collegava la città di Poseidonia al tempio di Hera.
Rimango, invece, folgorato dallo straordinario stato di conservazione dei templi, quasi come se le divinità ancora li proteggessero.
Il più piccolo, il tempio detto di Cerere, situato sulla parte più alta della città, era in realtà dedicato ad Atena…
…la dea della sapienza e della saggezza, che sembrano trasudare dalla vetusta età di queste silenti colonne, alcune in stile dorico arcaico, altre in stile ionico.
Sebbene si pensi che in realtà fosse stato edificato per Hera, il più grande, nonché il meglio conservato dei templi, si dice fosse dedicato a Poseidone.
Dalla potente divinità marina, infatti, la città prese il suo primo nome, Poseidonia, quasi a ricordare l’importante ruolo che il mare rivestiva per il commercio.
Infine, il più antico di queste strutture, il tempio di Hera, in stile dorico arcaico, era conosciuto anche come Basilica perché originariamente scambiato per un edificio civile di età romana.
Queste strade, serpenti di pietra tra ciò che rimane delle abitazioni di epoca greca e poi romana, rendono vivida la sensazione di essere tornati in un’epoca di eroi e divinità…
…mi sembra di avvertirne la presenza, sotto queste pietre, tra le colonne, nelle mura spezzate dal tempo.
Il Ginnasio, l’antica palestra, circondata da una sorta di spalti e con al centro una piscina, riporta la mia mente a una dimensione più umana.
Così come il foro di epoca romana, costruito sulla vecchia agorà greca, nucleo centrale del commercio e della vita pubblica della città.
L’Heroon, la tomba monumentale degli eroi, conferisce anche a questa dimensione umana una patina mitologica; sotto le macerie riposano, infatti, le spoglie di importanti personaggi della storia greca.
Concludo il viaggio nell’anfiteatro romano, arena in cui avvenivano combattimenti tra gladiatori e feroci fiere; attraverso l’entrata con volta a vela, la stessa che percorrevano gli antichi guerrieri mentre andavano incontro al loro destino.
Mentre esco dagli scavi ripenso ai gladiatori, agli eroi, alle divinità; alle mie spalle miti vecchi millenni dormono il loro sonno eterno.