Viaggio nell’estremità della Puglia, tra le curiosità di una terra dove le testimonianze di un ricco passato si uniscono a tesori naturali da esplorare. Un assaggio della sua molteplicità di forme, colori e luci. Francesca Desiderio
Mi approprio dello spirito del Salento addentrandomi nel suo capoluogo, Lecce. Il centro storico, prosperoso, custodito all’interno di mura spagnole, non tarda a mostrarsi eccentrico, traboccante di arte.
Trionfo del Barocco, celebrato egregiamente dalla facciata della Basilica di Santa Croce. Decori come merletti e ricami complicati abbondano festosi e con la loro travolgente abbondanza stordiscono il visitatore.
Lo sguardo può perdersi in ogni angolo della facciata, scrutando gli sguardi irosi di bestie immaginarie, la varietà del fogliame e personaggi impegnati a sorreggere il peso di tanta esuberanza.
Al di sopra di tutto si apre l’occhio del rosone, come una pietra circolare incastonata ad arte in un gioiello difficile e articolato.
Barocco senza soluzione di continuità nella facciata del palazzo del Governo, ex convento dei Padri Celestini, edificato nel XVII secolo.
Lungo le coste del Salento sopravvivono tracce dei secoli in cui si vegliava contro le incursioni nemiche. Torre dell’Alto, a Porto Selvaggio, fu costruita sul finire del XVI secolo come parte di un sistema difensivo voluto da Carlo V.
All’opera dell’uomo si alterna quella della natura: falesie di Sant’Andrea, sulla costa adriatica, scogliere di terra morbida scavata dal mare.
Lasciti dell’azione corrosiva del mare, restano nell’acqua rocce come torrioni di avvistamento sparsi, a vegliare sulla verginità delle coste bianche.
Nardò, vivace centro culturale del Rinascimento. Al centro dell’accaldata piazza Salandra, spicca la guglia dell’Immacolata, stravagante totem che racchiude in sé l’essenza della cultura salentina.
Piazza dal gusto poliedrico, su cui si affacciano balconi dalle vaghe somiglianze con le forme oriental-veneziane accanto a facciate piatte. È certo che quegli intonaci rovinati nascondano secoli di storie.
Facciate articolate, instancabili ornamenti da capogiro, materiali eclettici di rara coerenza… trasmettono il senso di un’allegra bizzarrìa.
Scorcio della Torre dell’Orologio nel cuore storico di Galatina. Cittadina benedetta dal sole, sulle cui strade si affacciano balconi disegnati ad arte, che paiono fatti per essere ammirati dal basso più che per favorire l’ammirazione dall’alto.
Torrioni e mura aragonesi cingono le vecchie strade di Otranto, la latina Hydruntum sul torrente Idro, divenuta incontro tra Oriente e Occidente all’epoca delle Crociate.
Dentro le mura di Otranto, case bianche tra cui si muovono strette stradine lastricate. I ritmi della vita sono scanditi secondo tempi più umani. Passeggio e mi godo una pacifica tranquillità di paese, tra un negozio e l’altro.
Sotto l’intenso azzurro del cielo salentino e l’aria salmastra della costa ionica, si scrostano intonaci e si consumano pietre lungo le strade di Gallipoli. Ancora varietà negli stili, ancora giocosità nelle forme.
Dall’alto del Ponte Ciolo, poco distante dall’estrema Santa Maria di Leuca, lo sguardo si precipita per quaranta metri nel verde di un’insenatura rocciosa. Ai coraggiosi che si preparano dal ponte lascio tuffi più audaci…
Dall’ingresso della grotta Zinzulusa, a Castro, sotto una scogliera alta 15 metri, inquadro l’orizzonte adriatico cinto da rocce erosive. Dal soffitto pendono, come appesi, gli zinzuli, stracci di roccia che danno il nome alla grotta.
Scorcio di Santa Cesarea Terme, tra rocce come tagliate da poderose accette, squadrate e rigide a ridosso delle mura della città, scogli artificiali che delimitano piscine di acqua purissima.
Baia di Porto Badisco, porticciolo naturale, insenatura profonda circa 500 metri fra le rocce carsiche poco a sud di Otranto. L’acqua è calma e cristallina e l’ambiente è selvaggio e isolato, pur in questa regione piena di vita, di forme e di colore.