Ottobre, novembre, dicembre sono i mesi dei “Tesori di San Gimignano”. Un’occasione per scoprire un paesaggio fatto di persone, gusti, eventi tradizionali, scorci inaspettati. Come nei giardini e nelle corti, dove si risveglia l’antica città nascosta. Che ha in serbo moderne sorprese. Lorenzo Pini
San Gimignano: torri, mura e spazi verdi segnano il cammino nell’intatto tessuto urbano medievale.
Una sbirciata al cortile privato di una casa presso piazza S. Agostino. Fin dai primi scorci affiora l’indole “verde” della città e dei suoi abitanti.
L’angolo nordovest di piazza S. Agostino cela un vicolo sterrato, che fiancheggia un giardino adibito a esposizione d’arte contemporanea.
4. Via San Martino, all’angolo con via Marconi: la facciata di questa casa riprende in pieno i temi di una San Gimignano intrisa di allori, acacie, nespoli e piante rampicanti.
5. Pochi passi giù per via Marconi e, incrociando via Folgòre da San Gimignano, esplode la chioma del “bagolaro”, un fusto di quasi 5 metri di diametro. Venne piantato a fine Ottocento in quello che era l’orto del Conservatorio di Santa Chiara.
6. Via delle Fonti scende rapida verso valle, fino all’omonima porta. I selciati sconnessi ed erbosi si fondono con il bosco circostante che preme contro le mura.
7. Fuori Porta delle Fonti, i giardini lasciano spazio a un vero e proprio bosco. Immerse nell’ombra spiccano le arcate ricoperte di muschio delle fonti medievali, da cui sgorga acqua fredda e limpida.
9. Risalendo verso Porta delle Fonti, due turisti inglesi, sgomenti per il dislivello, chiedono se vale la pena scendere fin lì. Dipende dai gusti.
Nella zona orientale della città, via delle Fonti è un tuffo nel passato. Da qui non passano automobili e gli orti si celano tra pini, cipressi e olivi.
La città-giardino si esprime al massimo nel cammino lungo le mura. Un esempio tangibile dell’osmosi tra urbano e rurale che caratterizza San Gimignano.
Da sotto a sopra le torri: dalla zona orientale alle piazze centrali il passo è breve. Sopra il Duomo, salendo per via della Rocca, il lastricato culmina nel parco di Montestaffoli, salotto verde cinto dalle mura e punto panoramico che domina la celebre architettura turrita.
Una suonatrice d’arpa ha lasciato per un attimo incustodito il suo strumento. Tra olivi e querce, il giardino della Rocca è meta di pittori e musicisti, oltre che di turisti (non pervenuti negli altri giardini).
Vista verso nord dalle mura della Rocca. Nelle giornate più limpide sull’orizzonte si possono osservare le cime dell’Appennino pistoiese e il profilo aguzzo delle Alpi Apuane.
Da lontano la città pare respingere la campagna che la assedia. Al contrario ogni vicolo nasconde le radici rurali medievali.
Installazioni di arte contemporanea proseguono scendendo dalla Rocca verso via Diacceto: il bronzo tra gli olivi di Giannetto Fieschi raffigura Santa Caterina.
Sul cammino di ritorno verso il punto di partenza (via Ghiacciaia) c’è tempo per scoprire l’ultimo giardino. Nel cortile della villa settecentesca del Museo Archeologico-Spezieria di S. Fina, appesa alle mura e nascosta tra i rami, spunta una meridiana.